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11/1/2009 RewindNella maggior parte dei casi, nella vita, non bisogna mai guardarsi indietro. Nella maggior parte dei casi il passato è una zavorra più che un trampolino di lancio.
Eppure a volte, con la disposizione d'animo giusta, è interessantissimo tornare indietro, rileggendo ad esempio i propri post sul blog..di qualche anno fa.
E' strano rileggersi e vedersi così diversi, scorrere ormai del tutto distaccati le parole che avevamo scritto, ricordare i pensieri lontani che avevamo pensato..
Sono ritornato, incuriosito, al Febbraio del 2007..e ho trovato:
Nicia, medico e poeta, amico del siracusano Teocrito si struggeva per un male che nemmeno lui, luminare dell'arte della guarigione, aveva modo di curare...
Teocrito, per rassicurarlo del fatto che il suo male d'amore non fosse raro e , conscio di quanto nessun unguento o filtro avrebbe mai potuto consolare il sofferente Nicia, gli racconta, in un idillio tra i più interessanti e famosi, quanto anche il ciclope Polifemo soffrisse di quel male e avesse trovato proprio lui , creatura irsuta e di certo non amabile, un rimedio al mal d'amore...la poesia, l'inutile e dolce sollievo di un canto amoroso...
Perdutamente innamorato della bella ninfa marina Galatea, disposto a compiere qualunque follia, Polifemo comprende che il suo sentimento non è corrisposto in quanto egli è non è certamente bello come Adone, o come Narciso, e si dispera del fatto di non sapere nuotare e non poter, in alcun modo, avvicinarsi alla sua amata, così dall'alto di un rupe a strapiombo sul Tirreno, il ciclope cantava afflittò:
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O bianca Galatea, perché respingi Chi ti ama, bianca più della giuncata, Morbida più di un agnello, più altera Di un vitello, più splendida dell’uva Ancora acerba? Qui ti aggiri, quando Mi ha il dolce sonno, e subito vai via Quando mi lascia il dolce sonno; fuggi Come pecora innanzi a un lupo grigio. Ti amai, ragazza, dacché sopra i monti Con mia madre a raccogliere venisti Fior di giacinto e io vi facevo strada. Smettere, ti rividi ancora dopo, Di amarti ora non posso; e non ti importa, Per Zeus, ma proprio nulla. E so il motivo, Aggraziata ragazza, per cui fuggi: È questo grande irsuto sopracciglio Sulla mia fronte da un orecchio all’altro, L’unico mio occhio, il naso ampio sul labbro. Se anche sono così, pascolo mille Bestie e da esse il migliore latte bevo; Non manca mai il formaggio estate e autunno Né in pieno inverno e carichi ho i graticci. Zampogno meglio di tutti i Ciclopi Te, dolce frutto mio, con me cantando Fino a notte inoltrata spesso. Allevo Per te undici cerbiatte tutte quante Col collare e quattro orsi piccolini. Vieni da me e non ci rimetterai. Lascia infrangere a riva il mare azzurro. Più dolce insieme a me notte nell’antro Passerai. Qui ci sono allori, snelli Cipressi, edera oscura, c’è la vite Dolce frutto, fresca acqua che il boscoso Etna per me fa scorrere da neve Bianca, bevanda degna degli eterni. Chi mai preferirebbe il mare e le onde? Se ti sembra che io sia un po’ troppo irsuto, Legna ho di quercia e fuoco che non muore Sotto la cenere e farei bruciare L’anima mia per te, e il mio unico occhio Che mi è più caro di ogni cosa al mondo. Perché mia madre non mi fece branchie Per tuffarmi da te, sulla tua mano Baciarti. se rifiuti sulla bocca, Portarti gigli bianchi o il delicato Papavero che i petali ha vermigli? Nascono questi in estate e in inverno Quelli e non posso portarteli insieme. Ora, ragazza, imparerò a nuotare Subito se qui giunge uno straniero Con la sua nave, per vedere quale Gusto abbiate nel vivere gli abissi. Se uscissi, Galatea, e dimenticassi, Come qui io siedo, di tornare a casa, Volessi insieme a me tu pascolare Le greggi, il latte mungere e col caglio Acido preparare il mio formaggio! Mia madre sola mi fa torto e dico Che è colpa sua: non ha mai detto nulla Di buono su di me con te presente Pure vedendo che di giorno in giorno Mi consumo. Dirò che testa e piedi Mi battono, e avrà male se sto male. O Ciclope, Ciclope, dove il cuore Ti è mai volato? A intrecciare canestri, A cogliere germogli per le agnelle, Subito avresti molta più ragione. Mungiti la vicina, perché insegui Chi fugge? Un’altra Galatea più bella Troverai. Sono molte le ragazze Che la notte mi invitano a giocare, Ridono tutte, ad ascoltarle. È chiaro: Sono qualcuno anch’io sopra la terra». TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://peppepalace.spaces.live.com/blog/cns!2458AC7381E66EF0!2413.trak Weblogs that reference this entry
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